Da Linux al centralino nel browser: la storia del software che ha reso liquida la voce

Da Linux al centralino nel browser: la storia del software che ha reso liquida la voce

Parte Prima – La storia di Linux

1969-1970 – Le radici: UNIX

Ken Thompson e Dennis Ritchie, presso i Bell Labs, svilupparono UNIX: un sistema operativo portabile, modulare e multiutente che diventerà il punto di riferimento per generazioni di sistemi operativi successivi. Dennis Ritchie, per scriverlo in modo portabile su hardware diverso, creò anche il linguaggio C.

1983 – Il progetto GNU

Richard Stallman avviò il progetto GNU (acronimo ricorsivo di “GNU’s Not Unix”), con l’obiettivo di creare un sistema operativo completo, potente quanto UNIX, ma completamente libero: liberamente utilizzabile, modificabile e ridistribuibile. Negli anni successivi il progetto produsse compilatori, editor e utility, ma mancava ancora un tassello fondamentale: il kernel, il cuore del sistema operativo.

25 Agosto 1991 – Linus Torvalds e il primo annuncio

Linus Torvalds, uno studente finlandese dell’Università di Helsinki, annunciò su un newsgroup Usenet di stare sviluppando “un sistema operativo libero (solo un hobby, non sarà grande e professionale come GNU)” per i processori Intel 386. Era la nascita del kernel Linux.

1991-1992 – Linux incontra GNU

Il kernel scritto da Torvalds venne combinato con gli strumenti del progetto GNU, dando vita a un sistema operativo completo e funzionante: nasce così il sistema comunemente chiamato “Linux” (più correttamente GNU/Linux). Torvalds scelse di rilasciarlo sotto licenza GPL (GNU General Public License), garantendo che chiunque potesse usarlo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo liberamente.

1993-1996 – Le prime distribuzioni

Nascono le prime distribuzioni Linux che raccolgono kernel, strumenti GNU e software applicativo in un pacchetto installabile: Slackware (1993), Debian (1993) e Red Hat (1994) tra le più influenti. Nel 1996 viene scelto Tux, il pinguino, come mascotte ufficiale del progetto.

Fine anni ’90 – Linux entra nei server

Grazie alla stabilità, alla gratuità della licenza e alla possibilità di essere adattato a qualsiasi esigenza, Linux si diffonde rapidamente nei server aziendali e nei data center, affiancando e in molti casi sostituendo i sistemi UNIX commerciali, molto più costosi.

Anni 2000 – Linux ovunque

Linux diventa il sistema operativo predominante nei server web di tutto il mondo, nei supercomputer (oggi la quasi totalità dei Top500 mondiali gira su Linux), nei sistemi embedded, nei router e negli elettrodomestici intelligenti. Nel 2008 nasce Android, il sistema operativo mobile di Google basato su kernel Linux, che diventerà il sistema operativo più diffuso al mondo su smartphone.

Oggi – L’infrastruttura invisibile del mondo digitale

Linux è oggi alla base della maggior parte di Internet: cloud computing, server web, container (Docker, Kubernetes), intelligenza artificiale e reti di telecomunicazione moderne girano, nella stragrande maggioranza dei casi, su Linux. È proprio questa apertura, stabilità e flessibilità che, sul finire degli anni ’90, permise a un piccolo gruppo di sviluppatori di immaginare qualcosa che fino ad allora era stato dominio esclusivo di grandi produttori di hardware telefonico: un centralino fatto interamente di software.


Parte Seconda – La storia del centralino software libero

1999 – Un’idea fuori dagli schemi

Alla fine degli anni ’90 i centralini telefonici aziendali (PBX) erano ancora, quasi ovunque, apparati hardware proprietari, chiusi e costosi, prodotti da poche grandi aziende di telefonia. Un giovane sviluppatore americano, alla guida di una piccola società di supporto Linux, si trovò nella necessità di dotare la propria azienda di un centralino ma senza il budget per acquistarne uno commerciale. Decise allora di scriverselo da sé, sfruttando proprio la piattaforma Linux e il linguaggio C.

1999-2001 – Nasce il centralino “tutto software”

Il risultato fu un motore di centralino interamente realizzato in software, capace di girare su un normale server Linux e di gestire chiamate, code, smistamenti, segreterie e conferenze senza bisogno di alcun hardware telefonico dedicato. Il progetto venne rilasciato come software libero e open source, seguendo esattamente lo stesso spirito del kernel Linux su cui si appoggiava: chiunque poteva scaricarlo, studiarlo, modificarlo e distribuirlo.

Primi anni 2000 – L’incontro con il VoIP

Il progetto arrivò nel momento storico giusto: erano gli stessi anni in cui il VoIP (la voce trasportata a pacchetti su rete IP, nato nel 1995 e reso commercialmente maturo nei primi anni 2000) stava cambiando il modo di fare telefonia. Il nuovo motore di centralino integrò da subito i protocolli di telefonia IP (in particolare il protocollo SIP, diventato poi lo standard di settore) permettendo di costruire centralini interamente in IP, senza più bisogno delle vecchie centrali elettromeccaniche o elettroniche proprietarie.

Anni 2000-2010 – La rivoluzione dei costi e della flessibilità

Per la prima volta nella storia della telefonia aziendale, un’azienda poteva costruire un centralino completo, con funzionalità professionali (code di chiamata, IVR, registrazione, conferenze, segreterie, integrazione con gestionali) usando semplicemente un server e del software libero, invece di doversi legare a un unico produttore hardware e ai suoi costi di licenza. Il progetto crebbe attorno a una comunità mondiale di sviluppatori e system integrator, che lo adattarono e lo integrarono nelle infrastrutture più diverse.

Anni 2010-2020 – Il cloud e le comunicazioni unificate

Con la diffusione del cloud computing, questo stesso motore di centralino, nato per girare su un server in azienda, iniziò a essere ospitato su server remoti: nasce il centralino in cloud (cloud PBX), lo stesso modello adottato oggi dalla maggior parte degli operatori di telefonia aziendale, C2Tel compresa. Nello stesso periodo il centralino smette di essere solo “un telefono che chiama”: voce, video, chat e presenza convergono in un’unica piattaforma di comunicazioni unificate (UCaaS), tutta costruita sulla stessa base software libera nata vent’anni prima.

Oggi – Il cuore software dei centralini moderni

Ancora oggi questo motore open source, e i suoi discendenti diretti, costituiscono il cuore pulsante di gran parte dei centralini VoIP e cloud utilizzati nel mondo, incluse molte delle soluzioni professionali sviluppate dagli operatori di telecomunicazioni. È la dimostrazione concreta di come la libertà del software — la stessa filosofia che ha reso Linux l’infrastruttura invisibile di Internet — abbia trasformato anche la telefonia aziendale, rendendola per la prima volta indipendente dall’hardware proprietario.


Parte Terza – L’ultimo passo: l’interfaccia web C2Tel WebPhone

Se Linux ha reso possibile costruire un centralino interamente in software, e il motore open source nato nel 1999 lo ha reso concreto e diffuso in tutto il mondo, l’ultimo miglio di questa evoluzione lo abbiamo percorso noi: C2Tel WebPhone, un’interfaccia web compatibile con tutti i browser che permette di effettuare e ricevere chiamate direttamente dal browser, da PC o smartphone, con o senza cuffia — oppure, se si preferisce, usando ancora la cornetta del telefono fisico già in uso. Nessuna installazione complessa, nessun softphone da configurare: si apre una pagina web e si telefona.

È il naturale punto di arrivo del percorso raccontato sopra: dall’armadio di relè elettromeccanici degli anni ’80, alla centrale elettronica del 1990, alle prime linee ISDN del 1995, al Full-VoIP scelto da C2Tel dal 2007, al centralino in cloud tra il 2010 e il 2015, fino alle comunicazioni unificate. Il centralino, nato come armadio di ferro e rame, è oggi una pagina web.

Perché questa evoluzione è destinata a far sparire i telefoni fissi

Diversi fattori, tutti già in atto, convergono nella stessa direzione:

  • Lo switch-off del rame. Dal 25 maggio 2024 TIM/FiberCop hanno avviato lo spegnimento progressivo delle centrali in rame, migrando le vecchie linee ADSL, ISDN e RTG su fibra (FTTH) e fixed wireless (FWA), con l’obiettivo europeo dell’80% degli accessi senza rame entro il 2028 e del 100% entro il 2030. Il doppino telefonico su cui hanno viaggiato le nostre voci dai tempi di Meucci e Bell sta letteralmente per sparire dal punto di vista infrastrutturale.
  • La voce è ormai dato, non più segnale dedicato. Con il VoIP la telefonata non ha più bisogno di un canale fisico riservato: viaggia come pacchetti sulla stessa rete dati che porta email, video e gestionali. Il telefono fisico diventa quindi un dispositivo ridondante rispetto a un’infrastruttura che già esiste.
  • Un’interfaccia web elimina anche l’ultimo hardware dedicato. Se il VoIP aveva già eliminato la centrale telefonica proprietaria, un’interfaccia come C2Tel WebPhone elimina anche il telefono fisico stesso: basta un browser, su qualunque PC o smartphone, per avere l’intero centralino aziendale a disposizione, con cronologia, click-to-call e gestione chiamate integrate nello stesso strumento con cui già si lavora ogni giorno.
  • Lo smart working ha reso normale lavorare senza un apparecchio fisico. Chi lavora da casa, in trasferta o su più sedi non porta con sé un telefono fisico: porta un PC e uno smartphone. Un’interfaccia nel browser è l’unico strumento davvero coerente con questo modo di lavorare, perché segue la persona ovunque, mantenendo lo stesso numero e la stessa qualità del centralino in ufficio.
  • Meno hardware significa meno costi e meno guasti. Ogni telefono fisico in meno è un apparato in meno da acquistare, alimentare, configurare e sostituire in caso di guasto: per le aziende significa una riduzione concreta dei costi di gestione dell’infrastruttura di telefonia.

Il filo che parte dal “bicchiere con la corda” del 1664, attraversa gli armadi di relè, le centrali elettroniche, l’ISDN e il Full-VoIP, arriva oggi a una pagina web aperta su un browser qualsiasi. È lo stesso principio che in C2Tel chiamiamo “Azienda Liquida”: telefono, file, gestionale e videoconferenza accessibili da qualsiasi luogo, come se si fosse sempre in ufficio — e il telefono fisico, in questo percorso, resta un’opzione, non più una necessità.

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